Programma 2024

Programma 2024
Nell'ambito del progetto FortezzaDONNA Katharina Theresa Mayr ha lavorato per un periodo in un atelier temporaneo al Forte (C) Forte di Fortezza

 

Com'è possibile ricostruire nel dettaglio la morte di una persona, avvenuta oltre 5.000 anni fa, come nel caso di Ötzi, l'Uomo venuto dal ghiaccio? Dov'è ci si può fare un'idea di ciò che è avvenuto in Alto Adige nel XX secolo? E cosa sappiamo della cultura della popolazione ladina?

Anche nel 2024 i Musei provinciali - quelli di proprietà della Provincia Autonoma di Bolzano - organizzano mostre e manifestazioni, che ruotano attorno a questi e molti altri temi. Tutte le informazioni sul programma nel menù a tendina qui sotto.

Al Museo Archeologico dell’Alto Adige è possibile ammirare, sui primi tre piani, i ritrovamenti originali dell’Uomo venuto dal ghiaccio – detto anche Ötzi – e la sua storia: dalle reazioni dei media alla scoperta, alla ricerca scientifica sulla mummia dei ghiacci vecchia di 5.000 anni ma straordinariamente ben conservata e sul suo corredo, fino a curiosità, interviste e postazioni interattive. Pezzo forte è la ricostruzione dell’Uomo venuto dal ghiaccio come doveva essere da vivo. L’ultimo piano del museo ospita invece delle mostre temporanee dedicate a temi archeologici.

www.iceman.it

 

La ricostruzione dell'Uomo venuto dal ghiaccio © Museo Archeologico dell'Alto Adige

Il museo si può visitare anche virtualmente tramite due app con audioguida, una per un pubblico adulto (Android e iOS, costo: 1,99 Euro) ed una gratuita per bambine e bambini (Android e iOS) . Entrambi i programmi regalano un viaggio nell'era di Ötzi.

Un tempo residenza estiva dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, meglio nota come Sissi, Castel Trauttmansdorff oggi ospita il Touriseum, il Museo provinciale del Turismo, il primo in tutto l’arco alpino specializzato nella storia del turismo. Il Touriseum, circondato dallo spettacolare orto botanico di Castel Trauttmansdorff, offre un emozionante viaggio nel tempo alla scoperta dei 200 anni di tradizione turistica del Tirolo, attraverso un percorso arricchito di pannelli illustrati. Il visitatore, proiettato nel passato, rivive l’atmosfera del tempo sia dal punto di vista dei villeggianti sia da quello della popolazione locale.

www.touriseum.it

 

Touriseum. Foto Stefano Scatá

 

Viaggi virtuali

Il Touriseum offre anche un viaggio virtuale nel tempo alla scoperta dei 200 anni di tradizione turistica del Tirolo. Chi lo intraprende, scopre come un territorio, attraversato secoli fa a piedi, con la diligenza o la diligenza espresso da mercanti, pellegrini e artisti, oggi sia diventato una moderna destinazione turistica. E possono essere esplorate tramite il web anche la storia del castello con le sue stanze storiche nonchè la mostra „Sie wünschen? Desidera?“.

Sul canale YouTube del museo inoltre è possibile vedere video sul museo e sui temi, da esso trattati.

 

Mostra permanente

Mostra permanente "Storia del turismo"

Il turismo è più di un cielo azzurro e di un bel paesaggio. E' una combinazione di innumerevoli fattori. Alcuni è possibile reinventarli in ogni tempo e in molti luoghi. Altri invece sono il risultato di una lunga storia.
Il Touriseum è un luogo affascinante, sorprendente e pieno di ironia. Il cuore del museo è il percorso espositivo allestito in 20 sale che diventano la scenografia di un divertente viaggio attraverso due secoli di storia del turismo alpino, con un seducente mix di levità e approfondimento, divertimento e sguardo al passato. In più, il museo propone momenti di svago col "gioco dell'Alto Adige", interessanti testimonianze nelle interviste sul turismo e un momento di riposo nella sala relax.

 

Mostra permanente

Mostra permanente "Storia del castello"

Vale la pena fare il giro delle stanze storiche di Castel Trauttmansdorff, dal nucleo medievale con la cripta alla sala in stile neo-rococò. Attraverso le varie sfaccettature storico-artistiche ripercorrerete le vicissitudini del castello, in cui ciascuno dei proprietari ha lasciato la sua individualissima impronta.
Un romantico trasognato alla ricerca delle sue radici, un’imperatrice che non ne poteva più di stare a casa, la sua figlia cagionevole di salute, un imperatore alla ricerca della sua imperatrice, un guerriero al servizio degli Asburgo, un barone tedesco innamorato pazzo di Merano, veterani di guerra impiegati come contadini: hanno tutti alloggiato, per breve o lungo tempo, a Castel Trauttmansdorff, segnando così il corso della sua storia fino a oggi. La nuova mostra permanente nelle stanze storiche del castello dedica a ognuno dei suoi illustri inquilini un luminoso monumento.

l museo provinciale miniere con le sue quattro sedi - Monteneve, Ridanna, Predoi e Cadipietra - propone tanti aspetti diversi, ad esempio, trenini che portano nel cuore della montagna, cunicoli e gallerie scavati nel Medioevo, assordanti frantoi a ganasce, chilometri di rotaie per il traino con i cavalli, ripidissimi piani inclinati di frenatura, enormi discariche, sentieri didattici attraverso le aree minerarie, case delle maestranze, l’insediamento permanente più alto d’Europa e addirittura una galleria climatica. Un mondo affascinante tutto da scoprire nel sottosuolo, là dove le montagne custodiscono i loro più tesori più preziosi.

www.museominiere.it

Il museo offre anche un tour virtuale con l'applicazione "Hearonymus", che permette di fare un tuffo nella miniera di Predoi: 14 stazioni audio, immagini, racconti ed un breve filmato spiegano perché quello dei minatori è considerato uno dei lavori più duri al mondo. Il tour può essere scaricato gratuitamente e con pochi clic da ogni cellulare ed è disponibile in lingua italiana, tedesca, inglese ed olandese tramite il sito del museo.

Alcuni video sul museo e sulla sua attività si trovano inoltre sul suo canale YouTube.

 

Museo provinciale miniere - sede di Monteneve. Foto Armin Terzer

SEDE DI MONTENEVE

Uomo vs. montagna

A Monteneve, i minatori hanno estratto minerali per secoli. All’inizio con l’ausilio di punta e mazzetta e, successivamente, di macchinari pesanti. Il villaggio dei minatori di San Martino è arrivato a contare anche fino a 1000 persone, che vivevano completamente isolati in alta montagna. Questo insediamento permanente, il più alto d’Europa, è stato abitato fino agli anni 60 del XX secolo. Oggi la montagna risulta percorsa da ben 150 chilometri di gallerie, mentre in superficie l’attività mineraria ha modificato e plasmato per sempre la conformazione del paesaggio.

Cenni storici

L’insediamento permanente più alto d’EuropaLa prima notizia storica in merito all’attività mineraria a Monteneve compare solo a margine. Nel 1237, un notaio di Bolzano annota infatti su di un atto di compravendita, che alcune spade sono state pagate con “argento di buona qualità proveniente da Monteneve”. Verso il 1500, l’estrazione mineraria del Tirolo raggiunge il suo massimo sviluppo: all’epoca, nelle miniere di Monteneve circa 1000 minatori avrebbero infatti lavorato alla ricerca di galena argentifera in ben 70 gallerie.Il minerale vero e proprio, la blenda, potrà tuttavia venire estratto e sfruttato solamente a partire dal XIX secolo. Così, dal 1870 il villaggio dei minatori di San Martino diventerà un ragguardevole insediamento con edifici amministrativi, residenziali e funzionali, una locanda, una chiesa e addirittura un ospedale con annesso obitorio. Ci saranno anche una scuola elementare, una banda musicale, un’associazione teatrale e una compagnia di Schützen.A 2.355 m di quota l’inverno e il freddo durano però nove mesi all‘anno. Approvvigionare l’insediamento è quindi costoso e problematico, e in questa comunità isolata dal resto del mondo il livello di conflittualità è molto elevato. Così, durante l’ultima fase di sfruttamento del 1962, la ditta concessionaria AMMI decide di continuare l’estrazione trasferendo i dipendenti con le loro famiglie dal paese ad alta quota di Monteneve a Masseria, in Val Ridanna. Il progetto viene realizzato nel giugno del 1967. Da allora, e fino alla definitiva chiusura della miniera nel 1985, il vecchio paese dei minatori rimarrà così esposto all’abbandono e subirà ripetuti saccheggi.

Museo provinciale miniere - sede di Monteneve. Foto Armin Terzer

 

Esposizione a Monteneve

Il distretto minerario di MonteneveIn un ex edificio funzionale, la „nuova forgia“ accanto al rifugio, è stata allestita una sala che accoglie una mostra permanente sulla storia del distretto minerario di Monteneve ed espone utensili quotidiani degli abitanti del paese,  documenti fotografici  e attrezzi di lavoro dei minatori.Un modellino del distretto riproduce gli edifici che qui sorgevano un tempo.Da metà giugno a metà ottobre, l’esposizione permanente è sempre aperta tutto il giorno. Ingresso libero.

Il paese dei minatori

San Martino, il paese dei minatori

Raggiunto l’altopiano di Monteneve, a 2.355 m di quota, ci si trova già all’interno dell’ex paese dei minatori, dove rimangono alcuni edifici abitativi e funzionali di quello che un tempo era l’insediamento permanente più alto d’Europa. Una volta chiusa la miniera, le attrezzature dell’ultima fase di sfruttamento nel XX secolo sono rimaste semplicemente in loco.Tutto il distretto minerario è costellato da imbocchi di gallerie ormai crollati e da cumuli di detriti e può essere percorso lungo i sentieri didattici. Senza dubbio un luogo di grande forza evocativa.

Museo provinciale miniere - sede di Monteneve. Foto Armin Terzer

Scoprire il distretto minerario

Escursione di un'intera giornata con guida partendo dal parcheggio "Ponte di Monteneve" sulla strada di Passo del Rombo. Partenza: ore 9.15. Salita attraverso la conca di Seemoos fino al villaggio dei minatori di San Martino Monteneve, visita al locale espositivo. Pausa pranzo. Visita guidata al distretto minerario e al villaggio dei minatori. Ritorno al parcheggio "Ponte di Monteneve"
Prenotazione obbligatoria entro le ore 16 del giorno precedente: monteneve@museiprovinciali.it, tel +39 348 3100443 (Franz Kofler)

Avventura Monteneve

Escursione di un'intera giornata con guida dal parcheggio "Ponte di Monteneve" sulla strada di Passo del Rombo. Partenza: ore 8.30. Salita attraverso la conca di Seemoos fino al villaggio dei minatori di San Martino di Monteneve, vista al locale espositivo. Pausa pranzo. Salita alla Forcella di Monteneve, discesa alla galleria Poschhaus, percorso di 3,5 km nella montagna con il trenino della miniera, quindi 2,5 km a piedi attraverso il pozzo 4 lungo la galleria "Karl". Ritorno al parcheggio "Ponte di Monteneve", arrivo verso le 18.30 ca. Dislivello 1100 m!
Ogni persona riceverà stivali, mantella, casco e lampada frontale per percorrere le gallerie.
Numero minimo partecipanti: 8 persone
Prenotazione obbligatoria entro le ore 16 del giorno precedente: monteneve@museiprovinciali.it, tel. +39 348 3100443 (Franz Kofler)

 

 

Museo provinciale miniere - sede di Monteneve. Foto Armin Terzer

Informazioni utili

Partenza dalla Val Passiria: con l’automobile da Merano lungo la SS44 per Moso in Passiria, da qui si prosegue sulla SS44bis per 9,3 km in direzione Passo del Rombo fino al ponte di Monteneve. Parcheggio circa 200 m prima del ponte. Dal ponte di Monteneve si segue il sentiero 31 fino a Seemoos e si prosegue lungo il sentiero n.29  fino al vecchio villaggio dei minatori di San Martino. Altitudine 690 m. Durata del percorso: ca. 2 h.

Partenza da Ridanna/Masseria: dal Museo Provinciale delle Miniere percorrendo la strada carrozzabile (ca. 7 km) oppure il sentiero didattico della miniera fino ai ruderi di casa Poschhaus. Da qui si prosegue lungo il sentiero didattico segnato fino alla Forcella di Monteneve. Segue la discesa al villaggio dei minatori di San Martino con il Rifugio Monteneve. Da luglio a metà ottobre è possibile spostarsi da Masseria a casa Poschhaus con uno shuttlebus (risparmiando circa 2 ore). Per prenotazioni: tel. +39 0472 656364. Salita: dislivello 1.300 m, discesa: dislivello 350 m; durata percorso a piedi: ca. 4h

Accessibilità: La sede di Monteneve si trova a 2.355 m di quota e si raggiunge solamente a piedi.

Rifugio Monteneve. Tel.: +39 0473 932900; Corvara 42/43; I-39013 Mooso Val Passiria

 

SEDE DI RIDANNA

 

Impianto industriale in alta montagna

Un monumento della rivoluzione industriale

La sede di Ridanna è una testimonianza veramente unica del periodo della rivoluzione industriale. 150 anni fa qui fu realizzato un impianto di arricchimento del minerale, fra i più moderne per l'epoca. Potenti macchinari frantumano e macinano finemente la roccia, mentre grandi bacini di flottazione separano il minerale facendo salire il metallo in superficie. All'aperto è ancora possibile vedere l'impianto di trasporto su rotaia che, per il suo genere, è il più grande del mondo con piani inclinati impressionanti e binari per il traino con i cavalli che collegano il distretto minerario in alta montagna. La galleria Poschhaus attraversa la montagna per 6 km e sbocca in Val Passiria.

Museo provinciale miniere - sede di Monteneve

ore 10, 11.30, 13.30 e 15.15

Ridanna compact

Percorso dedicato a chi si accosta per la prima volta al mondo delle miniere

A Masseria è possibile assistere all'intero processo di produzione, attraverso la messa in funzione dell'impianto di arricchimento del minerale, ancora in perfetto stato originario.
La visita inizia nella galleria didattica, dove vengono spiegati i diversi metodi di estrazione del minerale, che si sono succeduti nel corso dei secoli, dall'impiego della punta e della mazzetta fino all'uso della dinamite. All'aperto ci si può rendere conto di quali e quante sfide dovevano affrontare giornalmente i minatori per trasportare il minerale in zone così impervie, osservando quello che resta degli impianti di trasporto. Questa visita è un viaggio attraverso gli anni della rivoluzione industriale.
Prenotazione necessaria.
Si raccomanda abbigliamento caldo (temperatura in galleria 8°C).
La visita guidata non incontra barriere architettoniche. 
Durata: 1h30m

 

Miniera Junior Ridannasabato e domenica, ore 13.30

Miniera Junior

Percorso interattivo pensato per famiglie con bambine/i e per scolaresche

A caccia di minerali in galleria, nella discarica del materiale e nello stagno, muniti di punta e mazzetta, zappa, pala e setaccio. Ideale anche come ambientazione per le feste di compleanno.
In questo workshop, le nostre guide svelano quali tesori celano le viscere della montagna, come li si estrae e utilizza. È prevista una visita nella galleria didattica, bardati con l’autentica attrezzatura dei minatori e non senza un pizzico di avventura. In un tratto di galleria adeguatamente predisposto si può sperimentare in prima persona un turno di lavoro dei minatori.
Prenotazione necessaria.
La visita guidata è accessibile a persone in carrozzina.
Si raccomanda abbigliamento caldo e un paio di calzini di ricambio per le/i più piccole/i.
Durata: 2h30m

 

Esposizioni a Ridanna

La vita dei minatori

L’esposizione permanente presso la sede di Ridanna approfondisce vari aspetti della tradizione mineraria locale. Oggetti personali e foto private dei minatori e delle loro famiglie raccontano la vita di questi lavoratori nel XIX e XX secolo. A partire dagli anni 20 del secolo scorso, arrivando sulle Alpi, molti di questi immigrati provenienti dall’Italia centrale, si trovarono ad affrontare una realtà per loro assolutamente sconosciuta. Gli alloggi nel fondovalle diedero vita ad un quartiere, dove era possibile continuare a coltivare le proprie tradizioni. Molti di loro ritornarono successivamente ai loro luoghi di origine, mentre alcuni rimasero in questa valle.
Al piano superiore dello stesso stabile vi è una mostra dedicata alle misurazioni in miniera, che spiega i diversi metodi con cui si prendevano le misurazioni necessarie alla escavazione di gallerie ed allo sfruttamento delle aree minerarie.
Un'altra sala è invece riservata a monete e minerali per rendere nota la grande varietà di questi nella zona.

 

 

SEDE DI CADIPIETRA

Museo provinciale miniere - sede di Cadipietra

 

Mostra permanente

La mostra nel "granaio" propone un excursus nella storia dell'attività mineraria della Valle Aurina e pone l'attenzione sulle vicende delle persone che lavoravano nella miniera o per la miniera. Pezzo forte della mostra sono gli oggetti originali provenienti della collezione della famiglia von Enzenberg, imprenditori minerari proprio in Valle Aurina.
La mostra è accessibile a tutti e non ha barriere architettoniche.

 

martedì e sabato, ore 11

Bòninpònt a Cadipietra!

Escursione nel centro storico del paese

Il tour inizia nel "granaio" di Cadipietra, l'ex magazzino della società mineraria. In seguito le nostre guide vi condurranno attraverso il centro storico di Cadipietra, unico in Alto Adige nel suo genere, e deve le sue origini all'attività mineraria. Gli imponenti edifici dal caratteristico colore rosso, tra cui la casa del fattore, la tenuta Gassegg e la chiesa di Maria Loreto, nonché le fonderie, sono spiegati in dettaglio. Una passeggiata attraverso la storia secolare del commercio della Valle Aurina. 
Prenotazione necessaria a causa del numero limitato di partecipanti.
Durata: 1h

 

giovedì, ore 14

Terra cotta

Programma per bambine e bambini

Le bambine e i bambini creano figurine e vasetti in creta e li fanno cuocere poi nel forno a fossa realizzato da loro stessi.
Prenotazione entro martedì.
I materiali sono forniti dal museo. 
Durata: 2h

SEDE DI PREDOI

La miniera di rame

La miniera di Predoi ha conosciuto il suo periodo di massimo sviluppo 600 anni fa, quando il rame qui estratto era già particolarmente ambito per la sua straordinaria malleabilità. Le gallerie, scavate allora a mano nella roccia utilizzando utensili molto semplici, si possono definire veri e propri capolavori di abilità mineraria. Nel XX secolo, Predoi era ancora al terzo posto in Italia per importanza nell’estrazione del rame.

Avventura in galleria

ore 10, 11.20, 13.20, 15

Avventura in galleria

Un’esperienza adatta a tutti

Con il trenino della miniera ci si addentra per un chilometro nella galleria Sant’Ignazio e si prosegue poi a piedi nella galleria didattica. Il tragitto con il trenino dura circa dieci minuti. La visita guidata nelle viscere della montagna si snoda per 360 m e corre su due livelli. Dopo circa 75 minuti si ritorna alla stazione in superficie.
Prenotazione necessaria.
Si raccomanda abbigliamento caldo e scarpe chiuse (temperatura in galleria 8°C). Casco e impermeabile vengono messi a disposizione dal museo. 
La visita è sconsigliata alle persone affette da disturbi cardiocircolatori e/o da claustrofobia.
Durata: 1h15m

 

Miniera Junior Predoi

Miniera Junior

Un percorso interattivo pensato per famiglie con bambine e bambini e scholaresche

Si entra nella galleria Sant’Ignazio con il trenino della miniera e quindi si visita la galleria didattica. Dopo il ritorno all’aperto si sale leggermente a piedi fino al frantoio meccanico e alla galleria San Nicolò, dove andremo a caccia di tesori.
Su prenotazione.
Adatto per scolaresche della scuola primaria e per feste di compleanno di bambine e bambini dai cinque ai dieci anni.
Si raccomandano abbigliamento caldo e scarpe robuste (temperatura all’interno della galleria +8°). Caschi di protezione, mantelline e utensili vengono messi a disposizione dal museo.
Durata: 2h30m

 

 

Sul canale YouTube del museo, inoltre, sono visibili le seguenti conferenze:

 

testimonianza storica dell'attività mineraria in Vall'Aurina
Il paesaggio minerario in Valle Aurina

Quando iniziò l'estrazione mineraria in Valle Aurina? Quali materie prime si estraevano e dove? E chi erano le persone, che cercavano i tesori della terra?
Sono moltissime le gallerie dimenticate che attraversano le montagne della Valle Aurina e tanti imbocchi sono ormai sepolti dalla vegetazione dei boschi o per crolli nel corso dei secoli. Il progetto di ricerca "Paesaggio Minerario Valle Aurina" si è posto l'obiettivo di seguirne le tracce. La scienziata Kathrin Geier presenta i risultati delle sue ricerche nella conferenza online in lingua tedesca “Bergbaulandschaft Tauferer Ahrntal. Die Schriftquellen”.

 

piantina delle gallerie di Monteneve
Monteneve le sue gallerie

Scavare chilometri e chilometri di gallerie in una montagna alla ricerca di minerali preziosi: è l’impresa ciclopica dei minatori di Monteneve. Le piantine di queste gallerie sono il tema di questa conferenza. 
Messe tutte in fila, le gallerie della miniera di Monteneve coprirebbero la distanza tra Bolzano e Verona. Raggiungono una lunghezza di 150 chilometri e furono scavate nei secoli passati per estrarre vari minerali.Il Museo provinciale Miniere possiede nella sua collezione numerose piantine, alcune delle quali hanno diverse centinaia di anni e sono di grande valore culturale e storico. Negli ultimi anni, diverse di queste sono state restaurate. Ne parla il curatore scientifico del museo, Armin Torggler, in occasione della conferenza online in lingua tedesca "Von Rissen und Schinzügen. Grubenpläne vom Schneeberg in der Sammlung des Landesmuseum Bergbau".

 

Il rame di Predoi ed i cannoni
Il rame di Predoi ed i cannoni

Il rame di Predoi e il suo uso nella fabbricazione di cannoni sono il tema della conferenza in lingua tedesca "Von Kupfer und Kanonen".
Nel Medioevo, i cannoni venivano fusi, tra l'altro, in bronzo, una lega composta da rame e stagno. Anche il rame estratto nella miniera di Predoi fu utilizzato per questo scopo. Parla di questo e degli inizi dell’artiglieria pesante in Tirolo lo storico Georg Neuhauser.

 

meccanica delle rocce
Meccanica delle rocce in immagini

Cosa succede alla roccia nel terreno quando vi si costruiscono dighe, gallerie o ponti? È questo il tema della conferenza in lingua tedesca “Felsmechanik – Spannung pur!”.
Le grandi infrastrutture possono essere realizzate solo in interazione diretta con il sottosuolo. Dighe e sbarramenti, strutture di centrali elettriche, gallerie e ponti, miniere di superficie e sotterranee - tutte queste strutture sono sostenute dalla roccia, che mobilita forze e spostamenti. Tutto questo è studiato dalla meccanica delle rocce, che si muove tra la geologia e l’ingegneria civile.Ne parla Thomas Marcher, direttore dell'Istituto per la Meccanica delle rocce e la costruzione di gallerie dell'Università di Tecnologia di Graz, avvalendosi di un ampio materiale fotografico.

lo stemma della confraternita dei Canopi di Pergine

La confraternita dei Canopi di Pergine

All’inizio del XVI secolo l’attività mineraria tornò a svilupparsi anche nell’alta valle del Fersina. A quell’epoca risale anche la fondazione, a Pergine, della confraternita che riuniva i lavoratori delle miniere.
Nella conferenza, Emanuele Curzel dell’Università di Trento condurrà le ascoltatrici e gli ascoltatori a scoprire l’interessante mondo delle confraternite dei lavoratori delle miniere. Dopo un’introduzione relativa alla storia delle confraternite in generale, la conferenza verterà in particolare sulla storia della confraternita dei Canopi di Pergine e dunque sulle fonti che permettono di conoscere tale realtà storica, sul suo statuto (datato 1503) e su alcuni aspetti della propria attività nelle epoche successive.
La tematica risulta di particolare interesse e rilevanza, in quanto solo recentemente sono stati scoperti e studiati i documenti storici relativi alla vicenda della confraternita di Pergine.

Bianca Zerobin e Roman Lamprecht

Il paesaggio minerario in Valle Aurina

Sono moltissime le gallerie dimenticate che attraversano le montagne della Valle Aurina e tanti imbocchi sono ormai sepolti dalla vegetazione dei boschi o per crolli nel corso dei secoli. Ma quando iniziò l'estrazione mineraria in questo territorio? Quali tesori custodivano le montagne? E chi erano le persone, che li cercavano?
L’archeologa Bianca Zerobin e l’archeologo Roman Lamprecht rispondono a queste domande nell’ambito del progetto di ricerca "Paesaggio Minerario Valle Aurina" e nell’omonima conferenza. Zerobin e Lamprecht presentano i risultati delle loro ricerche sul campo nei paesaggi montani della Valle Aurina, nonché reperti e materiale fotografico esclusivo e tracciano un quadro di una vasta area mineraria.
In lingua tedesca

galleria mineraria presso Lutago in Valle Aurina
Pubblicazione sul paesaggio minerario in Valle Aurina

Quando iniziò l'estrazione mineraria in Valle Aurina? Cosa si estraeva? E chi era coinvolto?
Lo svela la nuova pubblicazione in lingua tedesca "Bergbaulandschaft Tauferer Ahrntal I - Die Schriftquellen", la prima nell’ambito dell’omonimo progetto di ricerca.
Armin Torggler, curatore scientifico del Museo provinciale Miniere, coautore ed editore del libro presenta la pubblicazione e parla della collaborazione con la scienziata Kathrin Geier, della difficile ricerca di tracce negli archivi e di sorprendenti scoperte sull’attività mineraria in Valle Aurina.
In lingua tedesca

estrazione di marcasite in Valle Aurina
L'estrazione del granato

L'almandino è una pietra dura di colore rosso e appartiene al gruppo di minerali dei granati. Nel XIX secolo questa pietra veniva estratta nelle Valli di Tures e Aurina e venduta con il nome di "granato di Boemia". Anche se l'estrazione durò solo 12 anni, le pietre dure di questo giacimento erano note per il loro colore intenso. Divennero elemento imprescindibile nella moda Biedermeier e Liberty e, in alcune regioni alpine, sono ancora oggi una componente molto amata dalla bigiotteria tradizionale. Oggi alcuni toponimi locali, come l'imbocco crollato di Obertrippach in Valle Aurina, ricordano questa fiorente attività mineraria.
L'archeologa Bianca Zerobin mostrerà perché è tanto importante riportare alla luce questa parte ancora sconosciuta della storia e dell'archeologia mineraria delle Valli di Tures e Aurina.
In lingua tedesca.

 

roccia con rame in Val Venosta Foto Thomas Koch Waldner


Miniere di rame preistoriche in Val Venosta

I giacimenti di rame e l’attività mineraria preistorica in Val Venosta sono direttamente responsabili dell'insediamento nella valle. Le scorie di rame sul Monte di Prato dimostrano che lì oltre 3000 anni fa c'era una vivace attività mineraria. La lavorazione del rame diede origine ai primi insediamenti e incentivò relazioni commerciali che andavano dalle zone più a nord dell'Europa centrale al Mediterraneo.
Thomas Koch Waldner, originario di Prato allo Stelvio in Val Venosta e oggi ricercatore presso il Deutsches Bergbaumuseum di Bochum, spiega le correlazioni tra il rame della Val Venosta e la storia degli insediamenti nella valle e presenta i risultati di un ampio progetto di ricerca.
In lingua tedesca.

Residenza dinastica dei conti del Tirolo, il castello ha dato il nome all'intera regione. La sua realizzazione risale alla seconda metà dell'XI secolo. Il percorso museale è incentrato sulla storia del Tirolo dai primordi ai giorni nostri. Nel palazzo meridionale si trovano i due portali romanici, mentre nella cappella del castello, intitolata a San Pancrazio ed edificata su due piani, notevoli pitture murali gotiche. Nella "Torre della memoria" del mastio è possibile ripercorrere la storia dell’Alto Adige nel XX secolo.

www.casteltirolo.it

Castel Tirolo. Foto H. Hermes


Il museo presenta alcuni dei suoi contenuti con i seguenti tour virtuali:

ex Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Silvius Magnago

360° TORRE DELLA MEMORIA

Cosa successe nel periodo delle Opzioni? Cosa significa l’autonomia per l’Alto Adige e come è organizzata a livello politico? Chi è interessato alla storia dell’Alto Adige/Sudtirolo nel XX secolo, non può perdersi la sua suggestiva presentazione nel mastio. La torre ospita dal 2003 una mostra permanente sulla storia dell’Alto Adige/Sudtirolo nel XX secolo. Dal 2016 è stato rinnovato l’allestimento museale, che spiega i collegamenti storici con l’aiuto di non meno di 400 oggetti.

La “Torre della Memoria” è visitabile anche attraverso un tour virtuale pensato per tutti coloro che vogliono visitare la mostra permanente comodamente da casa o per chi non ha potuto affrontare l’ascesa della torre fino all’ultimo piano. È stato inoltre arricchito da un formato didattico creato ad hoc per il personale insegnante per  approfondire alcuni aspetti lavorando in classe con le proprie alunne ed i propri alunni.

 

immagine simbolo della mostra

360º ICH WOLKENSTEIN

Senza alcun dubbio fu uno tra i personaggi più sfavillanti del tardo medioevo: Oswald von Wolkenstein, un nobile terriero nato nel 1376 o 1377 nella contea del Tirolo che da uomo d’armi e diplomatico al servizio di varie signorie viaggiò attraverso gran parte del mondo allora conosciuto e che grazie ai suoi poliedrici talenti divenne servitore e consigliere di re Sigismondo e perfino cavaliere del Sacro Romano Impero.
Ma questa è soltanto una delle tante sfaccettature dello straordinario curriculum del nobile carrierista rimasto fino alla sua vecchiaia oltremodo combattivo sia con le armi che con le parole e che tra l’altro fu anche giurisconsulto, scabino e pellegrino in Terra Santa.
Se già l’intensa vita del cavaliere errante tirolese morto a Merano il 2 agosto 1445 e sepolto nella collegiata dell’abbazia di Novacella vale ad essere ripercorsa in una mostra temporanea a Castel Tirolo, tanto più va ricordato l’altro suo ruolo, quello di eccelso poeta tedesco, compositore, cantante e musicista, i cui Lieder monòdici e polifonici fanno parte, grazie alla loro individualità ed ampiezza di repertorio, delle testimonianze più significative dell’arte compositoria tedesca della prima metà del Quattrocento.
È il primo poeta tedesco medievale ad averci tramandato la sua copiosa opera in due raccolte di manoscritti corredati da notazioni musicali e dai primissimi autentici ritratti d’autore, così come è pure l’unico poeta del medioevo la cui movimentata biografia risulta quasi interamente ricostruibile grazie alla molteplicità delle testimonianze scritte ed illustrate rimaste conservate.
La mostra di Castel Tirolo interamente dedicata alla vita e all’opera di Oswald von Wolkenstein vuole altresì permettere di dare uno sguardo ad un’epoca in cui i conflitti d’armi e la diplomazia, il servizio a corte e gli intrecci della politica aristocratica, la pratica della giurisdizione e l’onnicomprensivo timor di Dio segnavano la vita della nobiltà.

Situato nell’antica residenza urbana e sede degli uffici amministrativi dell’imperatore Massimiliano I, il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige illustra la storia naturale e paesaggistica dell’Alto Adige, uno dei territori più multiformi d’Europa. Su una superficie espositiva di circa 1.000 mq, il museo consente di scoprire – in una sorta di viaggio nel tempo scandito da plastici, diorami e postazioni sperimentali e multimediali – i momenti più importanti delle origini della terra e della nascita e dello sviluppo dei vari ambienti naturali. Il piano terra ospita regolarmente mostre temporanee.

natura.museum

Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige

Il museo offre inoltre diverse visite guidate e conferenze online sul suo canale YouTube.

Il Museo degli usi e costumi di Teodone illustra la vita della società rurale in epoca preindustriale, dal nobile al contadino fino al bracciante. Al centro si trova la residenza barocca Maggior am Hof (costruita alla fine del XVII secolo) con le sale padronali e le collezioni etnografiche. Nell’area all’aperto di oltre tre ettari, i masi contadini originali, le officine degli artigiani, gli orti agricoli e gli animali domestici raccontano la vita quotidiana di una volta.

www.museo-etnografico.it

 

Museo provinciale degli usi e costumi, Foto Hermann Maria Gasser

Sopra la località di Mareta si erge il castello di Wolfsthurn, che dal 1996 ospita il museo della caccia e della pesca. L’area espositiva si sviluppa su tre piani. Oltre ad affrontare il tema della caccia e della pesca da un punto di vista storico-culturale, il percorso espositivo si dipana attraverso le sfarzose sale del castello, conservate allo stato originario, illustrando particolari della vita della nobiltà nei secoli XVIII e XIX. Le attività di didattica museale si svolgono nelle cantine del castello. Un sentiero tematico dedicato al bosco e all’acqua si snoda per circa 1 km dal paese al castello.

www.wolfsthurn.it

Castel Wolfsthurn. Foto Stefano Scatá

 

Di signori e capigliature

17 giugno – 15 novembre 2023

Mostra “Di signori e capigliature"

Storia delle acconciature del XVIII e XIX secolo

Una galleria di ritratti dei signori von Sternbach narra due secoli di storia delle acconciature, arricchita da notizie biografiche sui proprietari di Castel Wolfsthurn.


Il Museo provinciale del vino si trova nel centro di Caldaro, in quello che fu l’edificio amministrativo della signoria Caldaro-Laimburg. Il museo offre uno sguardo sulla storia della viticoltura in Alto Adige: dagli attrezzi storici che accompagnavano l’annata lavorativa del viticoltore, fino alle rappresentazioni religiose che illustrano il rapporto tra vino e religione. Nel piccolo vigneto del museo si coltivano oltre 30 vitigni diversi le cui uve si possono assaggiare in autunno.

www.museo-del-vino.it

 

dettaglio su brocca. Foto Ludwig Thalheimer, Lupe

 

Con la sua imponente struttura e il labirinto di stanze, corridoi e scale, il Forte di Fortezza è considerato una delle più interessanti fortificazioni dell’area alpina e un capolavoro dell’architettura bellica austriaca. Edificato tra il 1833 e il 1838, ha vissuto alterne vicende, finché nel 2008 non è stato aperto al pubblico. Da allora ospita mostre d’arte e di architettura di portata regionale e internazionale e diverse manifestazioni. La mostra permanente "Cattedrale nel deserto" offre sguardi nella realizzazione del Forte e negli effetti che questa ha avuto sulla zona circostante.
Al suo areale appartiene anche il Bunker n. 3, che si nasconde sotto un fitto strato di vegetazione in un tratto di bosco sul suo perimetro orientale e si può visitare su prenotazione.


www.fortezza.info

 

Forte di Fortezza (c) Fly Südtirol

 

bunker nr. 3 a Fortezza © Andrea Pozza, Provincia Autonoma di Bolzano – Ripartizione Amministrazione del Patrimonio

Bunkerizzato. Bunker in Alto Adige

La nuova mostra permanente sui bunker in Alto Adige si concentra sul Vallo Alpino, costruito negli anni 1930-1940: Attraversava tutto l'arco alpino e contava oltre 300 bunker solo in Alto Adige, cinque dei quali si trovano a Fortezza (il bunker n. 3, che appartiene al Forte di Fortezza, può essere visitato con una visita guidata prenotata). Il Vallo Alpino non fu mai completato. Tuttavia, alcuni dei bunker sono stati riattivati durante la guerra fredda e ampliati in caso di invasione dall'est.
La mostra mira a far luce sulle strutture difensive nascoste, sui loro retroscena storici e politici, così come sui requisiti tecnici per la costruzione dei bunker, e a sottolineare il valore della coesistenza pacifica.
Dopo la presentazione della mostra con Arno Kompatscher, Presidente della Provincia e Assessore ai musei, Massimo Bessone, Assessore all’Edilizia, al Libro fondiario, al Catasto e al Patrimonio, Thomas Klapfer, Sindaco di Fortezza e presidente dell‘Associazione Oppidum e Angelika Fleckinger, Direttrice dell'Azienda Musei provinciali segono una performance dell'artista e scrittore Matthias Schönweger ed una visita guidata alla mostra con Esther Erlacher, coordinatrice del Forte di Fortezza, Anita Rossi, moderatrice, curatrice e giornalista, Antonio Russo del team di mediazione del Forte di Fortezza e Karl Pircher, la cui ditta Walking Chair ha realizzato il design della mostra.
Per partecipare all'inaugurazione, si prega di compila questo modulo di iscrizione e di spedirlo entro il 23 maggio all'indirizzo info@franzensfeste.info


 

FIGLIO, Julia Bornefeld, Courtesy Galleria Antonella Cattani Contemporary Art, Bozen/Bolzano

Mostra online

LOCKOUT

Durante il secondo lockdown, che ha costretto nuovamente i musei a chiudere, la mostra LOCKOUT è andata online. Le opere dei quasi 50 artiste ed artisti, che mostrano la loro personalissima prospettiva sul lockdown, possono essere vissute virtualmente.
Completano il quadro le interviste del curatore Heinrich Schwazer pubblicate nella Galleria Corona del quotidiano “Die Neue Südtiroler Tageszeitung”.
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Mostra permanente Cattedrale nel deserto

dal 2012

La Cattedrale nel deserto

Prima di addentrarsi nella struttura labirintica, c’è la possibilità di informarsi sulla storia della Cattedrale nel deserto, dalla sua realizzazione fino ad oggi, raccontata in sette casematte attraverso racconti e aneddoti, in particolare sulla realizzazione di questa gigantesca struttura e degli effetti che questa ha avuto sulla zona circostante. Tramite diverse postazioni interattive sarà possibile scegliere oltre alla storia del Forte, anche la storia del traffico nel territorio e dell’oro che una volta era custodito in questa fortezza. Dopo il percorso attraverso la storia, nell’ultima sala della mostra, i visitatori arriveranno ai giorni nostri, dove il ruolo e la funzione attuale del Forte verranno illustrati in una presentazione multimediale. La mostra è pensata per grandi e piccini poiché racconta l’affascinante storia del Forte e fornisce le informazioni di contorno in modo interattivo e diversificato.
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Die göttliche Belastung, Peter Fellin, ricostruzione. Legno laccato, 400 x 400 x 100 cm, anno 1991/2009

Installazioni d’arte

Nell’intera area del Forte si trovano distribuite le installazioni artistiche di Julia Bornefeld, Peter Fellin, Manfred Alois Mayr, Roberto Bosisio e Lois & Franziska Weinberger che oggi fanno parte del concetto espositivo del Forte. Le opere sono state acquisite alla conclusione della mostra interregionale 2009 Labirinto::Libertà.

Ulteriori informazioni

 

BBT-Infopoint

dal 2015

BBT-Infopoint

Il BBT Infopoint è già stato aperto nel paese di Fortezza nel novembre 2007. Con il trasferimento al forte di Fortezza, la mostra esistente è stata ampliata e inaugurata alla fine dell'autunno 2015 come nuova mostra permanente sulla costruzione della galleria di base del Brennero.

Su quasi 200 m² di spazio espositivo, nelle suggestive sale storiche della fortezza, la presentazione del progetto BBT si svolge nella sua affascinante versatilità tecnica. I punti salienti sono le corse interattive con scanner all'interno del tunnel e l'esperienza multimediale della guida in galleria.

Ulteriori informazioni sul sito del Infopoint BBT

Il Museum Ladin è costituito dalla sede centrale, il Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia, e da una sede distaccata, il Museum Ladin Ursus ladinicus di San Cassiano.

www.museumladin.it

Museum Ladin Ciastel de Tor © Museum Ladin

Museum Ladin Ciastel de Tor

Ciastel de Tor, famoso per la sua caratteristica torre e nel XIII secolo sede del giudizio “Thurn an der Gader”, è luogo di riferimento della cultura degli oltre 30.000 ladini, uniti nella loro identità da due elementi essenziali: la lingua derivata dal latino volgare e lo straordinario paesaggio montuoso delle Dolomiti. Dal 2001 il Ciastel ospita il Museo provinciale ladino. Esso fornisce preziose informazioni sulla geologia, archeologia, storia, lingua, sul turismo e artigianato artistico delle cinque valli ladine.


Museum Ladin Ursus ladinicus

Museum Ladin Ursus ladinicus

Il museo è dedicato all’orso preistorico delle caverne di 40.000 anni fa e alla geologia delle Dolomiti. Illustrano gli aspetti dell’”Ursus ladinicus” e del suo habitat numerosi reperti originali – ossa, denti, crani – e installazioni video. Nel piano interrato si trova la ricostruzione della grotta delle Conturines, luogo di ritrovamento dell’Ursus ladinicus, con una ricostruzione dell’orso delle caverne in letargo e dell’orso bruno M12 (Mico).

 

Il museo offre tour virtuali delle sue due strutture, realizzati appositamente per scolaresche, ed un tour virtuale della seguente mostra temporanea:

deposito del Museum Ladin

Dépôt. E luce fu!


La mostra espone opere provenienti dalla collezione del museo: dipinti, disegni e sculture di 19 artisti e di un‘artista delle valli ladine, che hanno vissuto tra il 17° secolo ed oggi. La mostra rende accessibili e visibili opere normalmente conservate nel deposito del museo e, grazie alle biografie dei loro autori, pone gli artisti sotto una nuova luce. Le opere sono esposte in due stanze: la prima si concentra sulla figura umana e sul corpo, mentre la seconda è dedicata alla natura e all'architettura. Le opere sono sistemate lungo le pareti come finestre ideali attraverso le quali nella pinacoteca entrano scorci di natura.


Sono esposte le opere di Jacob Zanusi (1679-1742), Dominik Vinatzer (1666-1733), Domëne Moling (1691-1761), Dominik Mahlknecht (1793-1876), Franz Tavella (1844-1931), Josef Moroder Lusenberg (1846-1939), August Pezzei il Vecchio (1847-1915), Franz Angel Rottonara (1848-1938), Antonio Colli (1870-1950), Franz Josef Noflaner (1904-1989), Mili Schmalzl (1912-2006), Peter Demetz (1913-1977), Angel Morlang (1918-2005), Lois Irsara (1923-2014), David Moroder (1931-1997), Josef Kostner (1933-2017), Otto Irsara (1933-2004), Bruno Vallazza (1935-2016), Aldo Canins (1944-2019) e Martin Demetz (1930-2007).

 

Nuove sezioni sulla scuola e sulla letteratura ladina

Dal giugno 2021, al Museum Ladin Ciastel de Tor ci sono due nuove sezioni della mostra permanente sulla scuola e la letteratura ladina.
La sezione dedicata alla scuola nelle valli ladine si concentra sulle varie fasi del sistema scolastico delle valli ladine a partire dall'epoca della monarchia austro-ungarica, durante il XX secolo con le due Guerre mondiali e dall'introduzione del modello di scuola paritaria.
Nella sezione dedicata alla letteratura ladina sono presentate le biografie delle scrittrici e degli scrittori più importanti e parti delle loro opere. Le autrici e gli autori provengono dalle cinque valli ladine. I testi sono stati scritti dalla scrittrice Rut Bernardi.

Per partecipare alle visite guidate al museo, è necessaria prenotarsi al numero 0471 301621, oppure scrivere a museum@eccel.kreuzer.it.

 

https://www.eccel-kreuzer.it/de

Museo Eccel Kreuzer Foto Erich Dapunt

Collezione

 

Da Ala a Kufstein – Dal 1900 ad oggi

La base di questo museo è l'importante collezione d'arte della famiglia Eccel Kreuzer. Si compone di circa 1.500 opere d'arte moderne e contemporanee di oltre 300 artiste ed artisti dell'Euregio (Alto Adige, Tirolo, Trentino).

Josef Kreuzer era uno di quei collezionisti, che vedono la loro passione anche come una missione sociale. Iniziò la sua collezione insieme alla moglie e appassionata d'arte, Eva-Maria Eccel. Suo padre fu un mecenate d'arte, che aveva allestito una piccola galleria nella casa sotto i portici. Eva-Maria Eccel studiò storia dell'arte e, con il suo libro "Aufbruch", creò un classico sul modernismo tirolese. Josef Kreuzer era convinto che la sua collezione debba essere resa disponibile al pubblico, in quanto collegamento importante nel panorama museale dell'Alto Adige. Purtroppo, non è stato in grado di realizzare il proprio progetto e diede in eredità la sua collezione alla Provincia Autonoma di Bolzano nel 2017, insieme alla casa sotto i portici in cui è ospitata. Il museo è gestito dall' Azienda Musei Provinciali.

Spazio artistico Eccel Kreuzer

Mostre temporanee

Al pianoterreno della casa museo, più volte all'anno, vengono esposte mostre temporanee, che hanno un legame con le artiste e gli artisti della collezione

Visite guidate "Immersion(e)... in una sala del Museo Eccel Kreuzer"

Per rimanere aggiornati sulle future visite guidate immersive ed altri eventi consultare la pagina dedicata sul sito del Museo Eccel Kreuzer.

La casa

La casa sotto i portici fu menzionata per la prima volta per iscritto all'inizio del XIII secolo come proprietà del mercante Adalbert Pigler. Si tratta di una tipica casa patrizia sotto i portici di Bolzano, che ha ottenuto la sua forma allungata stretta a causa dello spazio limitato. La larghezza misura solo tre finestre, ma si estende dai Portici a via Argentieri.
L'immediata vicinanza all'edificio mercantile ne ha fatto una casa in una posizione ricercata. Ha una struttura interna caratteristica e funzionale con tre atri, diversi corridoi di accesso, un layout irregolare dei piani con differenze di livello tra il lato dei Portici e il lato della via Argentieri. La facciata di via Argentieri ha una scala esterna, il cui parapetto può essere una spolia della chiesa di Sant'Andrea locata alla piazza di Grano.
Dopo diversi cambi di proprietà, Maria Eccel, nata Schaller, acquistò la casa nel 1933. Nel 1950 passò a Friedrich Eccel, che ci inserì un negozio di arredamento. Di conseguenza, l'edificio e stato ampiamente restaurato. Nel 1984/5 ulteriori lavori di ristrutturazione sono stati effettuati secondo i piani del noto architetto altoatesino Othmar Barth. Eva-Maria, figlia di Friedrich Eccel, insieme al marito Josef Kreuzer, rilevò e gestì l'attività di arredamento Fr. Eccel fino alla sua chiusura nel 2005.